Perché lo fai?

Se dovessi raccontare il disagio del mio ultimo anno, questo monologo potrebbe diventare impegnativo da sostenere, dunque mi limiterò ad accennare di quanto la mia esistenza sia stata messa a dura prova nei modi più variopinti.

La febbre a 40 è stata un upgrade importante. L’otite mi ha resa totalmente sorda. Con questo contorno emozionante non potevano mancare le gomme esplose in tangenziale, la frizione che si rompe in salita mentre vado al pronto per l’antitetanica, e come dimenticare la rottura della mano destra (Arto totalmente inutile per una pittrice tra l’altro) e i 40 giorni di gesso a seguire scongiurando l’operazione.

Scuola e pannolini non sono riusciti a provarmi sufficientemente, così come accennato nel precedente articolo, sono andata a insegnare in carcere.

Quando ne parlo solitamente mi viene chiesto: ‘Ma tu sai che cos’hanno fatto?’ Ecco, diciamo che la fonte diretta forse non è esattamente affidabilissima.

Ma recentemente la domanda che mi ha colpito di più è stata “Perché lo fai”? Come se fosse qualcosa di sbagliato, come se non lo meritassero.

Mi sono risposta così: Sì, so cos’hanno fatto, abbiamo dei curriculum notevoli e nonostante questo mi piace l’idea di portare loro qualcosa di positivo. Se la pittura ha aiutato me, è possibile che possa aiutare anche altri, che siano bimbi inconsapevoli di cosa sia un pennello, piuttosto che i peggiori criminali di Alcatraz. Questi ultimi alla fine la loro pena la stanno già scontando.

Prediligo le condizioni di disagio perché sono quelle da cui traggo maggiore soddisfazione: è davvero molto semplice insegnare a una classe diligente e disciplinata. Ma riuscire a trasmettere emozioni a un gruppo di detenuti, a bimbi di scuole disagiate che vivono in condizioni pessime, o che guardano il mondo attraverso i vetri asettici delle strutture ospedaliere; questa è la vera sfida.

Ovviamente ho ricominciato ad andare in terapia.

‘Fai la prof, non fare la psicologa. Non ti affezionare’. Queste erano le premesse, e io ovviamente ho fatto l’esatto opposto. Perché ci provo, ma poi loro arrivano e mi costruiscono braccialetti, borse, mi scrivono poesie, mi danno le caramelle, mi forniscono l’acqua e il succo per il viaggio di ritorno a casa. La verità è che io mi sono affezionata a tutte loro qualsiasi sia il crimine commesso, anche quando mi volano i banchi addosso perché non gestiscono la rabbia, o svengono in classe per le terapie troppo potenti.

La vera lezione è quella che stanno dando loro a me: senza neanche saperlo mi stanno insegnando che c’è di più, c’è molto più di tutto quello a cui siamo abituati. Loro non hanno internet, nessun social, leggono i giornali, guardano la TV, ascoltano la radio per rimanere aggiornate. Si preparano la cena a vicenda e la vivono come un momento di condivisione.

La vera lezione è stare lì dentro e continuare a sorridere nonostante alla domanda ‘Come stai?’ ti senti rispondere ‘Stanca di vivere’.

2 Risposte a “Perché lo fai?”

  1. Sei proprio speciale. Meriti tutta l’ammirazione che c’è. E questa volta non è ammirare le pose accattivanti della bella donna che sei. È ammirare molto più a fondo dove c’è quello che vale veramente. Hai sensibilità e intelligenza a dismisura e pazienza se talvolta ti regalano anche disagio. Sei la sorpresa rara e imprevedibile. Brava! Complimenti

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